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Un Documentario su Clemente Rebora
A TV2000 - sabato 29 gennaio 2011 ore 22.40

Rebora su TV2000
sabato 29 gennaio 2011 – ore 22.40

Un profilo di Clemente Rebora, sacerdote rosminiano e tra i poeti più grandi del ‘900 italiano, arriva sugli schermi di Tv2000 sabato29/1/2011 alle ore 22.40.
Il pretesto è una serie di documentari prodotti da Pupi Avati, di cui è autore dei testi e regista Luigi Boneschi, che sotto il titolo La selva delle lettere formano una storia visuale della letteratura italiana da Dante al XX secolo, scandita in ventiquattro biografie di un’ora.
 Quella di Rebora si snoda attraverso il racconto di un’esistenza inquieta e paradossale, che trascorre dal laicismo al sacerdozio in età matura, dalla passione “irregolare” per la pianista Lidia Natus a quella altrettanto spiazzante per Maria di Nazareth, dopo la conversione (di cui parla nel filmato don Umberto Muratore), ma che appare anche nella continuità di una costante ricerca del vero di cui la poesia si fa strumento indispensabile. A partire da un libro come i Frammenti lirici - prima della Grande Guerra che sconvolgerà anche la vita di Rebora - che aprono la strada alla poesia italiana contemporanea, modello per gli Ossi di seppia di Montale.
Un documentario che mostra alcuni dei luoghi più belli d’Italia dove ancora vive la famiglia rosminiana in cui qualcuno lo ricorda ancora affettuosamente come don Clemente Maria: Stresa, sul lago Maggiore, dove Rebora ebbe il suo primo passaggio vocazionale ed è sepolto accanto ad Antonio Rosmini; Domodossola col Sacro Monte Calvario dove fu novizio ultraquarantenne; la straordinaria Sacra di San Michele nel cui “culmine vertiginosamente santo” a filo di nuvole trascorse alcune delle sue più belle estati, tra i monti che da ragazzo aveva scalato con passione; Rovereto dove si svolse la maggior parte della sua vita sacerdotale.
O città come Milano, dove nacque e conobbe gli anni convulsi di una giovinezza “scapigliata”; o la Novara dove fu “professoruccio filantropo” (e tornano alla luce documenti inediti della sua carriera di insegnante grazie al critico e attuale editore di Rebora con Interlinea, il professor Roberto Cicala).
Il Rebora che per vent’anni dopo il sacerdozio non scrive più, e che riscopre la parola poetica nell’ultimo sconvolgente periodo della malattia che lo porterà a morire a metà anni Cinquanta, testimoniato nel ricordo commosso di fratel Ezio Viola.
Quando sembrava figura dimenticata, che per molta cultura laica sembrava relegata a poesia minore devozionale, che aveva tradito le promesse del grande libro d’esordio, ecco che Rebora in anni recenti torna a riesplodere come figura centrale nella poesia europea, figura di “crisi” di pieno sapore novecentesco, ma che nella scoperta della vocazione religiosa non censura questa drammatica condizione, ma la risolve in un senso più alto e compiuto: perché “santità soltanto compie il canto”.

 



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